Paolo Lazzarini intervista il Maestro Perlati

 

OSS!!! Maestro, oltre 40 anni di pratica, di acqua sotto i ponti ne è passata, sono cambiate le Federazioni, sono cambiati i tempi, molti dei suoi vecchi compagni (amici) hanno deciso di cambiare rotta, ma Lei è sempre li, fedele al Suo Maestro, al Suo karate cosi “maledettamente” Tradizionale. Maestro, cosa significa per Lei essere allievo del M° Shirai e che tipo di rapporto, sotto il profilo umano, ha con esso?

Cominciamo bene! È una domanda che prevede una risposta molto impegnativa perché coinvolge tutto me stesso.
Cercherò di rispondere tralasciando gli aspetti più intimi perché, egoisticamente, voglio tenerli per me.
Prima di incontrare il Maestro Shirai, nel 1966, ho avuto la fortuna di conoscere Bruno Baleotti. Lo ritengo una fortuna perché Bruno mi ha fatto capire subito quale deve essere il rapporto “maestro-allievo”.

Se non fosse successo probabilmente l’avrei capito ugualmente ma la storia non si fa con i “se”.
Il rapporto “maestro-allievo” è il pilastro sul quale si basa l’insegnamento, la trasmissione e la continuità di un’Arte Marziale.
Il “maestro” è la chiave per poter entrare dentro se stesso, per capire i propri pregi ed i propri difetti, per vedere chiaramente l’obiettivo, per vincere le incertezze, le paure, per fare, in definitiva, tutto ciò che serve per migliorare e progredire nel karate come nella vita.

Ci sono varie forme di “maestro”.
La natura è un “maestro”, l’esperienza è un “maestro”, l’amore è un “maestro”, così come tutte le persone che ci circondano sono “maestri”. Noi siamo “maestri” di noi stessi.
Tutto ciò è vero ma, attenzione, come si può seguire una “via” perdendo meno tempo e non rischiando di sbagliare o di cadere nelle illusioni? Le esperienze delle generazioni passate sono servite al progresso dell’umanità ed i “maestri” hanno aiutato a percorrere sempre più rapidamente le “vie” ponendo le basi per i progressi futuri.
Questo è il “maestro” e per incontrarlo occorre essere pronti e fortunati: io non so se ero pronto, sicuramente sono stato fortunato.
Premesso che è l’allievo che sceglie il maestro, la base del rapporto è la piena fiducia; con la fiducia si ottiene la sincerità e disponibilità totale; con la sincerità e disponibilità si giunge al “ i shin den shin”, da cuore a cuore, uno stato particolare nel quale non servono parole per capirsi.

Il maestro deve essere osservato e imitato il più possibile. Limitarsi a considerare il maestro un allenatore non serve nelle Arti Marziali anzi, è pericoloso, così come è pericoloso idealizzarlo trasferendo su di lui le nostre aspettative, i nostri problemi i nostri difetti.
Ogni allievo avrà un vissuto diverso.

Per quanto mi riguarda da una parte è stato durissimo perché ho dovuto mettere in discussione tutto me stesso, dall’altra parte è stato semplice perché non ho mai avuto dubbi nei Suoi confronti e tutto quello che veniva dal “maestro” per me era naturale farlo.
È stato un processo lungo, doloroso e faticoso ma poi, all’improvviso, è stato come quando sparisce di colpo la nebbia, come aprire gli occhi in una giornata di sole, come rinascere, e tutto mi è apparso chiaro, facile e naturale.
Ho visto una persona colma di “amore” vero, universale, ancestrale, che ha fatto uscire anche da me l’ “amore” vero e mi sono ritrovato “principiante”, sulla stessa “via” ma ad un livello diverso, per un nuovo cammino insieme al mio “maestro”.

Tutto ciò può sembrare troppo idealizzato ma, anche se fosse solo frutto della mia mente, dei miei bisogni, non cambia nulla perché ciò che conta è “credere” con tutto sé stesso e la cartina di tornasole sono i risultati: se ci sono la “via” è giusta, se non ci sono è solo un’illusione.
Per quanto mi riguarda sono entusiasta dei risultati ottenuti.

Maestro Giuseppe Perlati